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Consiglio di Stato, 10 febbraio 2021, n. 614

Deve esser ripetuta la valutazione psico-attitudinale di un candidato laddove tale giudizio di non idoneità risulti in evidente contrasto con i precedenti test e giudizi espressi nell’ambito della medesima procedura, rientrando tale valutazione nei limiti del sindacato del giudice amministrativo sulla discrezionalità tecnica esercitata dall’amministrazione

Tar Napoli, Sez. Prima, 23 dicembre 2020, n. 6379

La semplice contestazione di un inadempimento contrattuale non può integrare in nessun caso il grave illecito professionale che incide sull’affidabilità e integrità dell’operatore economico, né la mancata comunicazione dell’esistenza di un contestato inadempimento può comportare automaticamente l’espulsione del concorrente dalla gara pubblica.
Un mero errore materiale presente nell’offerta non altera la correttezza della stessa, laddove tutti gli altri elementi dell’offerta sia concordi e univoci nell’escludere la rilevanza dell’indicazione errata, non alterando così la correttezza dell’offerta.
La mancata attivazione del giudizio di anomalia, laddove non obbligatorio, non può essere addebitata alla stazione appaltante che non è neanche tenuta a motivare la propria scelta. L’esercizio di tale facoltà costituisce espressione di discrezionalità tecnica riconosciuta dalla legge alle Amministrazioni aggiudicatrici, sindacabile esclusivamente in presenza di macroscopica illogicità, irragionevolezza, inadeguatezza dell’istruttoria, o travisamento del dato fattuale.
I valori del costo del lavoro risultanti dalle tabelle ministeriali sono un semplice parametro di valutazione della congruità dell’offerta, perciò l’eventuale scostamento delle voci di costo da quelle riassunte nelle tabelle ministeriali non legittima un giudizio di anomalia o di incongruità e occorre, perché possa dubitarsi della congruità, che la discordanza sia considerevole e palesemente ingiustificata, alla luce di una valutazione globale e sintetica, espressione di un potere tecnico-discrezionale insindacabile salvo che la manifesta e macroscopica erroneità o irragionevolezza non renda palese l’inattendibilità complessiva dell’offerta.

Consiglio di Stato, Sez. Terza, 25 novembre 2020, n. 7411

E’ inammissibile l’azione di ottemperanza per elusione proposta a fronte di un giudicato, formatosi con riguardo alla interpretazione e applicazione di una disposizione del piano urbanistico comunale, che non contenga ulteriori vincoli conformativi e non limiti la discrezionalità del potere amministrativo, inesauribile, in materia di pianificazione e di programmazione urbanistica. La contestazione della nuova strumentazione urbanistica e dei titoli edilizi rilasciati sulla base della stessa, proposta dinanzi al Consiglio di Stato secondo il rito dell’ottemperanza, può essere riassunta dinanzi al TAR competente, previa conversione del rito e ferme le eventuali preclusioni e decadenze, come previsto dalla sentenza dell’Adunanza plenaria n. 2 del 2015.